Un medicinale antibiotico non è un farmaco di automedicazione. Dunque, la sua somministrazione deve essere seguita solo ed esclusivamente dopo l’esplicita richiesta del medico e solo quanto strettamente necessario. In tal caso, è importante assumere correttamente la terapia per tutta la durata della presrizione, anche se i sintomi presentati dovessero scomparire prima della fine del ciclo prescritto. Sono pochi, ma essenziali, i motivi che dovrebbero spingere le popolazioni ad un utilizzo quanto più ridotto e mirato degli antibiotici, medicinali che se presi quando servono aiutano l’organismo a superare le infezioni sostenute da quei microrganismi che il corpo non riesce a combattere naturalmente. Spesso però, si fa un uso sconsiderato e del tutto fuori luogo di tali rimedi. Soprattutto nel caso quando li si tratta alla pari di farmaci di automedicazione.
Perché gli antibiotici vanno usati solo quando servono? Il primo motivo è a causa del fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Una condizione in cui i microrganismi patogeni sviluppano una serie di difese che li portano ad essere appunto più “resistenti”, e quindi a sopravvivere, ai comuni antibiotici in commercio, al punto da costringere ad usare antibiotici sempre più potenti per combattere infezioni batteriche che prima potevano essere risolte con i farmaci più comuni. Un altro importante motivo, per cui gli antibiotici non dovrebbero essere usati alla pari di farmaci di automedicazione, è che in molte situazioni non sono effettivamente necessari. Tra queste, il caso della classica influenza sostenuta dai comuni virus stagionali. In tale contesto somministrare un antibiotico, a meno che non sia prescritto dal medico, può essere addirittura controproducente. Si limita infatti la capacità dell’organismo di difendersi autonomamente a causa di una possibile riduzione delle difese immunitarie seguente all’uso di antibiotici. Ne consegue che un eventuale virus acquisirebbe maggior forza e capacità di diffusione.
Infine, un altro aspetto poco considerato, ma non meno importante, riguarda la contaminazione ambientale della filiera alimentare grazie ai metaboliti escreti dall’organismo. I metaboliti sono gli “scarti” conseguenti all’assunzione degli antibiotici. Essi fuoriescono dal nostro organismo attraverso il sudore, la saliva, le feci e le urine. In particolare, feci ed urine che contengono i metaboliti di determinati antibiotici possono contaminare la catena alimentare quando, attraverso il sistema fognario, finiscono nei mari. In tal caso i pesci e le specie presenti negli ambienti marini verrebbero a loro volta contaminati e dunque rientrerebbero nella filiera alimentare. Concludendo, l’utilizzo degli antibiotici è qualcosa di non poco conto. In tal caso il ruolo del farmacista è fondamentale perché deve assicurarsi che l’antibiotico sia effettivamente necessario e dunque prescritto dal medico. Il farmacista non può consegnare un antibiotico ad un paziente senza che sia sprovvisto dell’opportuna prescrizione del medico. E a sua volta, il paziente non può prendere un antibiotico se questo non è effettivamente necessario e prescritto dal medico.

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